Una riflessione che inizia ad avere qualche anno ma che sta diventando sempre più attuale.
Studiando la storia della musica politica in Italia, notiamo come un esordio ricco e tumultuoso come quello della Musica Alternativa degli anni 70 si sia andando progressivamente spegnendo nelle secche degli anni ’80. Le ragioni sono state molteplici non ultimo il dissipamento delle esperienze di fine anni ’70 ed il temporaneo sbandamento di una gioventù disamorata ed esangue che tanto aveva dato in quella stagione. Ma il seccarsi della vena musicale aveva anche una ragione a monte: la mancanza di strutture, vuoi di distribuzione, vuoi di produzione (etichette discografiche), vuoi di supporto (service, sale prova, sale di incisione). La nascita nei primi anni 90 di un discorso strutturale ha portato al consolidamento ed alla espansione di quanto vediamo oggi.
La struttura ora è un qualcosa che costa e che si paga. Non serve entrare in dettaglio ma i costi di una label discografica sono nell’ordine di decine di migliaia di euro annui cui occorre aggiungere il costo delle singole produzioni, che costituiscono la voce fondamentale di spesa (oltre a tasse e commercialista). Altrettanti costi ha un service e le distribuzioni costituiscono un servizio che sua volta va a finanziare il distributore stesso, un finanziamento come molti di voi sanno spesso squisitamente politico.
In altre parole il giocarello musica ha raggiunto sul finire degli anni ’90 una invidiabile condizione di floridità, autofinanziandosi, generando economia, imponendosi come discorso strutturato, generando autonomia.
Tutto questo dagli inizi del 2000 in poi è lentamente andato in crisi.
Crisi dovuta essenzialmente al boom della tecnologia dei pc che prima ha reso più facile il fattore copia-CD e poi con l’espansione incontrollabile di internet ha iniziato a sottrarre sempre più terreno al CD tramite filesharing e download che si, hanno espanso la base, ma si hanno contratto inesorabilmente le vendite ed i numeri. Stiamo ora arrivando agli sgoccioli?
Quanti di voi comprano CD e quanti invece se li “procurano”?
Sappiate che tutto questo sta lentamente rompendo una delle poche isole felici di un mondo litigioso e diviso. La fine del CD rischia di essere di qui a breve un brusco freno a mano per tutto il mondo della musica: niente più etichette che finanzieranno i costi delle spese di registrazione, niente più introiti militanti dalle distribuzioni.
Rinsecchimento generale. Chi più spenderà le cifre favolose che sono costati certi dischi anni ’90 come Londinium SPQR o Gesta Bellica, ma anche del 2000, Zetazeroalfa e vari?
Nessuno.
Il futuro della Musica Non Conforme quando le etichette non ci saranno più è probabilmente di un numero sempre minore di CD in tirature sempre più basse. Con una qualità sonora sempre minore.
Imperverserà la musica da PC, quella che è possibile farsi a casa, ed il rock con le sue ineliminabili necessità di registrazione, diventerà merce sempre più rara, almeno nella forma registrata.
Diventeremo un popolo di elettronica casalinga?
E’ questo il panorama che ci attende?
Temo di si, non ho idea di quanto possa durare questo periodo di transizione.
Quello che va evidenziato è che tutto questo sarà una grande perdita, la perdita di un canale, di una voce conquistata con anni di fatica e sacrifici.
Che fare dunque?
Una idea ce la siamo fatta.
Che non è quella di un prolungare l’agonia il più a lungo possibile (espressione che onestamente fa abbastanza schifo) ma suscitare una Elite
Un elite che da un lato comprenda il valore dell’acquisto come mezzo di autofinanziamento militante di un indotto ma soprattutto del POSSESSO del supporto musicale fisico. Uno zoccolo duro di custodi della memoria, che in musica come in altri campi capiscano l’enorme rischio culturale legato alla fine dei supporti fisici a fronte di quelli digitali, che rifiutino il concetto della digitalizzazione come mezzo esclusivo per la propria esperienza sensoriale e che creino un piccolo culto della carta, del disco, della foto stampata, come tratto culturale da custodire gelosamente e non come un flusso di dati in una scatoletta destinato a morire e dissiparsi.
Le future generazioni devono decidere di diverse cose:
se concepire se stessi come lavagne da resettare in continuazione o come custodi dei processi che si attraversano. E quindi tornare a ad un concetto di attenzione al supporto fisico, il CD la rivista, il disco quello che sia, certo non in via esclusiva, ma come elemento da affiancare alla modalità nuova.
Sarà possibile suscitare una tale Elite?
E’ una sfida che dobbiamo raccogliere, ed in cui ognuno deve fare il suo.
A partire dal concetto che ogni download che fate state facendo un danno.
Ma non all’etichetta, non al gruppo musicale, ma a voi, al vostro mondo, a delle prerogative che altri per voi hanno faticosamente conquistato, e che non solo così facendo state spegnendo una voce.
State spegnendo la Memoria.